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Non tentare di vegliare il mio vuoto vivere,
questa fragile volta non crollerà
su quel tuo roseo cuore di gomma.
Questa spalla spezzata sarà l’asse-baldacchino
per quella tua crepa infelice
morta in guizzi incantati
dei notturni invernali.
Dunque stirati su questa coperta di vento
sugli echi di un corpo-ricordo
sul rosso-città vomitato dagli occhi
sul tumulato ricordo.
Mia sapiente virgolanza,
mio dotto pungolo di neve,
chiudi con lo scrocchio
e con molti giri di chiave,
le pagine scritte e macchiate di sole
-come morte rondini -
entrano ed escono dalla vena del mio tenero collo
pulsando e scoppiando di pena.


