Ho capito quel che andava capito,
tutte le tue impossibilità organizzative
il bene, il brutto, la morte.
Strutturare l’imbroglio fu facile all’inizio
Romanzare il discorso, meno.
la virgola spaziale non sempre lo sostenne.
Strattonato e ferito il crepuscolare impegno
si spense, morì, s’uccise, o forse si immolò di sua mano.
Ma insaziabile restava la mia fame dei tuoi bei stivali neri
sempre abbisognosi di misteri,
di nuovi argini da calpestare.
Guardo il mare,
bestia che si mescola nel violento, flutto
che fora fogli e scritture liquefacendo i progetti
comuni, e graffiti con grafo costante.
Allegorie come romanze
penzolano delle mie piccole nocche desolate e bianche.
Lo sai,
Il dissidio dello scoglio e dell’alga è storia comune
muore il senso, la costanza, l’amore, prima o dopo.
Eravamo anime insurrezionali, noi?
Ora viviamo con scarsa vanità l’ombra e lo specchio
dell’ombra,
e sul dorso incallito sempre ci scorre
l’istinto e la fuga.


